Ricorre oggi il tredicesimo anniversario del naufragio di Lampedusa in cui morirono 368 migranti. Un’imbarcazione libica usata per il trasporto di uomini, donne e bambini si inabissò a poche miglia dal porto dell’Isola delle Pelagie. Era il 3 ottobre del 2013. Il naufragio provocò 368 morti accertati e circa 20 dispersi presunti, numeri che la ricordano come una delle più gravi tragedie nel mar Mediterraneo. I superstiti salvati furono 155, di cui 41 minori: 40 non accompagnati e uno solo con la famiglia. Il barcone, un peschereccio lungo circa 20 metri, era salpato dal porto libico di Misurata il primo ottobre 2013, con a bordo migranti di origine eritrea e etiope.
Nel tredicesimo anniversario del naufragio di Lampedusa, nel quale morirono 368 persone, il Comitato 3 ottobre chiede all’Italia e all’Unione europea di trasformare la memoria in scelte politiche concrete.
Occorre aprire vie legali e sicure di accesso alla protezione, garantire un sistema europeo di ricerca e soccorso in mare, assicurare un’accoglienza che rispetti i diritti e superare la logica emergenziale con cui continuano a essere affrontate le migrazioni, afferma l’organizzazione in una nota, ricordando che tredici anni dopo quel naufragio nel Mediterraneo si continua a morire.
«Commemorare i morti e, nello stesso tempo, impedire ai vivi di raggiungere l’Europa in sicurezza è una contraddizione che non possiamo più accettare», dichiara Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 ottobre, che esprime preoccupazione per politiche sempre più orientate alla chiusura e all’esternalizzazione delle frontiere, che delegano il controllo dei flussi migratori a Paesi nei quali non sono garantiti il rispetto dei diritti fondamentali e l’accesso alla protezione.