Sembrava scomparsa, invece è tornata a colpire. La cosiddetta “truffa del curriculum” continua a mietere vittime sfruttando chi è alla ricerca di un lavoro. L’ultimo episodio riguarda un 35enne agrigentino che, dopo essere stato contattato da presunti selezionatori, si è ritrovato con la Postepay completamente svuotata. Il danno ammonta a circa mille euro. Un caso che riporta l’attenzione su un raggiro sempre più diffuso e che inizia quasi sempre allo stesso modo.
La vittima riceve una telefonata da un numero italiano. Dall’altra parte una voce registrata comunica di aver ricevuto il curriculum e invita a proseguire la conversazione su WhatsApp. Chi accetta viene contattato da un falso recruiter che si presenta con nome, cognome e ruolo, spesso utilizzando loghi aziendali e riferimenti apparentemente credibili.
A quel punto arriva la proposta di lavoro: attività semplici da svolgere online, come mettere “like” a contenuti sui social o effettuare piccole operazioni sul web, con la promessa di guadagni facili e immediati. Per convincere la vittima della bontà dell’offerta, in alcuni casi vengono perfino accreditate piccole somme di denaro o mostrati estratti conto falsi.
La trappola scatta quando viene chiesto di registrarsi su piattaforme sconosciute, inserire dati personali e bancari oppure effettuare un primo versamento con la promessa di ottenere compensi più elevati. L’obiettivo reale è sottrarre denaro, impossessarsi dell’identità digitale della vittima o prendere il controllo dei suoi account.