Quindici condanne per complessivi 189 anni di reclusione e due assoluzioni. È la sentenza emessa dal gip del tribunale di Palermo Nicoletta Frasca al termine del giudizio abbreviato su uno dei tronconi dell’inchiesta che avrebbe fatto luce sugli assetti delle famiglie mafiose di Villaseta e Porto Empedocle.
Le pene più alte, pari a vent’anni di carcere, sono state inflitte a James Burgio, 33 anni, di Porto Empedocle; Gaetano Licata, 42 anni, di Agrigento; e Salvatore Prestia, 45 anni, di Porto Empedocle.
Diciotto anni e otto mesi sono stati inflitti a Salvatore Lombardo, 37 anni, di Favara; 17 anni e 2 mesi a Pietro Capraro, 40 anni, di Agrigento; 15 anni e 8 mesi a Simone Sciortino, 23 anni, di Agrigento.
Il giudice ha inoltre condannato Vincenzo Iacono, 48 anni, di Porto Empedocle, a 12 anni e 10 mesi; Salvatore Carlino, 35 anni, di Canicattì, a 12 anni e 4 mesi; Stefano Fragapane, 33 anni, di Agrigento, a 12 anni; Cristian Terrana, 32 anni, di Agrigento, a 11 anni e 4 mesi.
Otto anni e otto mesi sono stati disposti per Antonio Crapa, 54 anni, di Favara; 9 anni e 4 mesi per Alessandro Calogero Trupia, 37 anni, di Agrigento; 6 anni per Agostino Marrali, 29 anni, di Porto Empedocle. Chiudono l’elenco Andrea Sottile, 27 anni, e Antonio Guida, 19 anni, entrambi di Agrigento, condannati a 3 anni ciascuno.
La requisitoria era stata formulata dai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Claudio Camilleri, Giorgia Righi e Luisa Bettiol.
Secondo l’impostazione accusatoria, il gruppo avrebbe gestito traffici di droga, estorsioni, danneggiamenti e intimidazioni. Tra gli episodi contestati figurano anche alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi contro un panificio-gastronomia e un negozio di frutta e verdura tra Agrigento e Porto Empedocle.
Il procedimento celebrato con il rito abbreviato deriva dall’operazione che, fra dicembre 2024 e gennaio 2025, aveva portato all’esecuzione di decine di provvedimenti cautelari.