Palermo piange e saluta per l’ultima volta Alessia La Rosa, la bimba di otto anni che dopo sette anni di dure lotte contro un tumore è morta nella notte di martedì 12 maggio. I funerali in Cattedrale.
La storia di Alessia, grandissima tifosa del Palermo calcio e abbonata in curva Nord, era diventata il simbolo di una solidarietà che ha superato i confini siciliani. Negli ultimi mesi in diversi stadi italiani sono stati cantati cori ed esposti per lei striscioni di incoraggiamento. Alessia, diventata il portafortuna del calciatore rosanero Jacopo Segre, con il quale era scesa in campo in diverse gare ufficiali, era stata anche invitata dai tifosi del Venezia allo stadio Penzo per assistere alla partita di venerdì scorso tra gli arancioverdi e i siciliani. Le sue condizioni, però, sono peggiorate nelle ultime settimane e per lei non c’è stato più nulla da fare.
Il feretro di Alessia è stato così spostato dallo stadio Renzo Barbera, dove per due giorni è stata allestita la camera ardente, dove sono accorsi in migliaia, tra questi anche una delegazione della squadra del Palermo, il sindaco Roberto Lagalla e il presidente della Regione Renato Schifani, alla Cattedrale di Palermo. “Alessia vive“. Così gli ultras della curva nord e la folla di presenti hanno accolto la bara della bimba. Presenti in chiesa diverse autorità e tutta la squadra rosanero, compresi mister Inzaghi e diversi rappresentanti del club.
Davanti al feretro, la mamma Maria Concetta, il papà Giacomo e la sorella Giulia. In tanti hanno indossato magliette con su scritto “Ciao guerriera” con sopra la sua foto. Alla fine del funerale dalla Cattedrale è partito un corteo che è passato per il mercato del Capo fino al Borgo Vecchio, quartiere del quale è originaria la mamma della bimba.
“Ciao Alessia, aiutaci ad aprire il nostro cuore ad un amore che non finisce. La morte di una bambina non è una cosa comune, non è una cosa che siamo abituati a vedere con frequenza. L’immagine che più oggi ci aiuta a pensare ad Alessia, ai suoi genitori e a coloro che sono legati a lei, ci riconduce alla storia di Cristo e alle vicende della sua vita. Quando lui, lì nel momento della sua gloria, sulla croce, ha di fronte a sé lo spettacolo di una umanità che gli è stata consegnata dal padre. Una umanità che lo ha accompagnato proprio nell’esperienza che lo ha portato su quella croce“. Così nell’omelia Vincenzo Talluto, parroco della parrocchia Santa Maria di Monserrato del quartiere Borgo Vecchio.












