Le parole dell’assessore regionale al territorio e ambiente, Giusy Savarino, aprono una riflessione che il centrodestra siciliano non può più rinviare
«Era un risultato che, obiettivamente, ci aspettavamo: il centrodestra paga il prezzo delle proprie divisioni».
La dichiarazione dell’assessore regionale Giusi Savarino, arrivata poche ore dopo l’elezione del nuovo sindaco di Agrigento Michele Sodano, ha il merito della sincerità.
Le divisioni hanno pesato. Sarebbe difficile sostenere il contrario.
Ma se ci fermassimo a questa spiegazione rischieremmo di non comprendere fino in fondo il messaggio arrivato dalle urne.
Perché Agrigento non rappresenta soltanto la sconfitta di una coalizione divisa.
Rappresenta anche la vittoria di una proposta politica che, pur senza disporre degli strumenti di governo e delle leve istituzionali di cui gode il centrodestra a livello regionale e nazionale, è riuscita a costruire un rapporto più efficace con una parte significativa dell’elettorato.
Una coalizione che governa la Sicilia non può limitarsi a spiegare una sconfitta con le proprie divisioni. Deve chiedersi perché non sia riuscita a convincere abbastanza cittadini, perché non abbia saputo trasformare il governo in consenso e perché una proposta politica priva delle leve del potere abbia saputo comunicare meglio.
La stessa Savarino conclude il suo intervento auspicando che quanto accaduto rappresenti «un momento di crescita e di consapevolezza».