La Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari — atto propedeutico alla formale richiesta di rinvio a giudizio da parte dei pm — nei confronti di 24 persone e otto società coinvolte in un presunto sodalizio criminale dedito al controllo illecito di appalti pubblici e finanziamenti regionali.
Sotto la lente degli inquirenti è finito un presunto “sistema” ramificato che vedrebbe tra i principali indagati figure di rilievo come l’ex assessore regionale Giovanni “Roberto” Di Mauro e dirigenti comunali come Sebastiano Alesci. Secondo la ricostruzione della Procura, Alesci e Di Mauro avrebbero promosso e organizzato una presunta associazione a delinquere finalizzata a una serie indeterminata di reati contro la pubblica amministrazione, dalla turbata libertà degli incanti alla corruzione, orientando l’assegnazione di lavori a imprese “amiche” in cambio di somme di denaro o altre utilità.
Fra gli indagati, a carico dei quali appunto l’inchiesta risulta chiusa, ci sono, fra gli altri, l’architetto Sebastiano Alesci, da sempre in ruoli decisivi di uffici e commissioni pubbliche in Sicilia, il deputato ed ex assessore regionale Roberto Di Mauro, Giuseppe Capizzi, primo cittadino di Maletto e imprenditore, l’imprenditore Diego (“Dino”) Caramazza di Favara, che di recente è rimasto coinvolto anche nell’inchiesta sui lavori alla Mosella, Vittorio Giarratana, canicattinese a capo dell’ufficio tecnico di Valguarnera Caropepe, nell’Ennese, e il dirigente del Libero Consorzio di Trapani, Maurizio Falzone.
Tra le vicende più eclatanti citate nel provvedimento figurano gare d’appalto dal valore straordinario. Spicca il progetto per la ristrutturazione e l’automazione della rete idrica di Agrigento, un affare da oltre 37 milioni di euro, ma anche i lavori di riqualificazione dello stadio comunale “Dino Liotta” di Licata (circa 1,6 milioni di euro) e la realizzazione dell’impianto di compostaggio a Ravanusa.