Un possibile collegamento fra l’aggressione di San Vito Lo Capo e quella avvenuta a marzo a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. E’ l’ipotesi su cui stanno lavorando i carabinieri, che stanno effettuando accertamenti sul personal computer e sul cellulare dello studente dodicenne che ha cercato di accoltellare un professore a scuola in provincia di Trapani. La stessa analisi verrà effettuata sull’adolescente protagonista del gesto analogo in Lombardia: obiettivo capire se frequentassero le stesse chat o gli stessi gruppi social. Per Francesco Pira, docente di Sociologia all’università di Messina, il problema risiede proprio nei modelli distorti che bombardano gli adolescenti: “Tutti questi modelli – dice – spingono ad emulazioni che sono pericolosissime. Noi dovremmo lavorare alla prevenzione per spiegare che la realtà è una cosa e l’iper-realtà un’altra cosa”.
Nella realtà delle sfide online, i valori cambiano. “Ormai – prosegue Pira – quello che conta è la rappresentazione di una violenza che trasmette il messaggio di un potere costante, soprattutto al gruppo di pari”.
Per il docente episodi come questo, o come il caso di bullismo emerso sulla fascia jonica del Messinese nei giorni scorsi, riflettono una società che deve aggiornare i suoi linguaggi: “Ci raccontano di una scuola e una famiglia che non riescono a dialogare – osserva – e che non riescono ad assicurare una educazione che sia congrua rispetto a quelle che sono le esigenze del tempo”.
L’altra via è il controllo: qualche mese fa l’Assemblea regionale siciliana ha approvato una legge-voto per vietare l’uso dei cellulari nelle scuole. Perché entri in vigore servirà l’ok delle Camere. Per Pira, però, affidarsi solo a misure coercitive sarebbe surreale: “Io – racconta – mi sono ritrovato a fare una conferenza in una scuola dove stavano per montare i metal detector. E’ assurdo pensare che ragazzi delle scuole medie, quindi pre-adolescenti e adolescenti, per entrare a scuola debbano sottoporsi al metal detector”.