La Corte d’appello di Palermo ha disposto il dissequestro dell’autodromo riconducibile all’imprenditore Calogero Romano, ma ha confermato la confisca del resto del patrimonio, stimato in circa 120 milioni di euro. La decisione è stata adottata dalla quinta sezione della Corte d’appello, presieduta da Raffaele Malizia, che ha accolto il ricorso presentato dai soci dell’impianto, assistiti dall’avvocato Lillo Fiorello, revocando il sequestro.
Resta invece confermato il provvedimento di primo grado che aveva disposto la confisca di società, conti correnti, titoli finanziari, immobili e veicoli riconducibili all’imprenditore settantenne di Racalmuto.
Romano, che sta scontando una condanna a 6 anni e 6 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, aveva impugnato il provvedimento attraverso il proprio difensore, l’avvocato Salvatore Pennica, sostenendo la legittima provenienza del patrimonio accumulato nel corso degli anni.
Secondo quanto ricostruito nel processo, in particolare, aveva fatto un patto con i boss locali, con Maurizio Di Gati, per mandare avanti le sue attività imprenditoriali. Un accordo che gli avrebbe permesso di accumulare un patrimonio enorme tra aziende e proprietà.
La Procura generale aveva invece chiesto la confisca integrale dei beni, ritenendo che il patrimonio fosse frutto dell’attività imprenditoriale sviluppata grazie ai rapporti con esponenti di Cosa nostra agrigentina.