Otto persone sono state fermate da polizia e carabinieri a Palermo nell’ambito di un’inchiesta su una nuova generazione di estorsori legati a Cosa Nostra, attivi tra Tommaso Natale, San Lorenzo, Sferracavallo, Isola delle Femmine, Capaci e Carini. Secondo gli investigatori, le direttive per gli attentati incendiari e le intimidazioni agli imprenditori della zona arriverebbero dal carcere, trasmesse tramite reti criptate a giovani del quartiere Zen e della Marinella incaricati di eseguirle sul territorio.
Gli ordini, una volta ricevuti, si tradurrebbero in azioni concrete contro le attività commerciali: bottiglie incendiarie con benzina, il cui “prezzo” simbolico sarebbe fissato a 5mila euro — la somma richiesta per evitare ulteriori ritorsioni — oppure il furto di auto da bruciare poi negli autolavaggi delle stazioni di servizio prese di mira. Gli inquirenti descrivono questo schema come uno degli elementi collaterali emersi dall’indagine che ha portato ai fermi eseguiti ieri.
Un capitolo significativo dell’inchiesta riguarda l’attività social degli indagati. Gli investigatori hanno raccolto contenuti pubblicati su TikTok, piattaforma sempre più usata dai giovani per mostrare il proprio ruolo e la propria appartenenza a un gruppo criminale. Tra i fermati, Samuele D’Acquisto (conosciuto come “u scimmia”), Davide Carcione e Rosario Piazza avrebbero pubblicato video e foto con messaggi espliciti, accompagnati da audio tratti dalla fiction Mediaset Il Capo dei Capi, dedicata alla storia di Totò Riina.