La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha notificato l’avviso di conclusione indagini nei confronti di sei persone – e una società – nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza intrecci pericolosi tra mafia, burocrazia regionale e politica. Il provvedimento – firmato dai pm Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino – anticipa la richiesta di rinvio a giudizio. L’attività investigativa è quella che ha coinvolto anche il super manager della sanità Salvatore Iacolino (difeso dagli avvocati Arnaldo Faro e Giuseppe Di Peri) con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ad essere raggiunti dall’odierno avviso di garanzia, invece, sono: Carmelo Vetro, 41 anni, (difeso dagli avvocati Samantha Borsellino e Giuseppe Barba) figlio dello storico capomafia di Favara Giuseppe, già condannato a nove anni di reclusione nell’operazione “Nuova Cupola”; il dirigente regionale Giancarlo Teresi, 68 anni (difeso dall’avvocato Antonio Reina); il funzionario regionale Francesco Mangiapane, 67 anni (difeso dagli avvocati Eugenio e Mario Passalacqua); l’imprenditore Giovanni Aveni, 68 anni (difeso dagli avvocati Giovanni Domenico Cicala e Giuseppe Calabrò); Salvatore Vetro, 38 anni, (difeso dall’avvocato Giuseppe Barba) fratello minore di Carmelo; Antonio Lombardo, 48 anni, (difeso dall’avvocato Giuseppe Barba) cognato di Carmelo Vetro. Sotto indagine finisce anche la An.Sa srl, società di proprietà di quest’ultimo ma che, ipotizzano gli inquirenti, in realtà sarebbe stata gestita dal figlio del boss defunto.