Mafia: il boss Giuseppe Guttadauro
E’ tornato in libertà Giuseppe Guttadauro, 74 anni, il boss mafioso palermitano fratello del cognato di Matteo Messina Denaro, che ha finito di scontare la condanna a 5 anni per mafia dopo l’arresto nel 2022.
Guttadauro, ex primario all’ospedale Civico di Palermo, storico padrino del mandamento mafioso di Brancaccio, non aveva mai interrotto i suoi legami con le cosche ed era finito di nuovo agli arresti nel febbraio 2022, prima ai domiciliari poi in carcere, dopo che aveva lasciato la galera nel 2012, dopo tre condanne ormai definitive.
Si era trasferito a Roma, proprio per tentare di non destare le attenzione degli inquirenti, ma, attraverso il figlio Carlo, anche lui arrestato insieme al padre e condannato a 8 anni, continuava a decidere le sorti delle “famiglie” mafiose palermitane e trafficava in droga.
Guttadauro venne coinvolto nell’indagine, denominata talpe alla Dda, che costò una condanna per favoreggiamento alla mafia a 7 anni all’ex governatore siciliano Totò Cuffaro. L’inchiesta, svelò, proprio partendo dagli accertamenti sul medico, una rete di informatori che davano notizie riservate su indagini in corso tra l’altro all’imprenditore mafioso Michele Aiello e allo stesso Guttadauro.
Il nome del presidente della Regione, Salvatore Cuffaro, emerse da una intercettazione effettuata a casa del boss di Brancaccio, poco prima che questi scoprisse l’esistenza di una microspia piazzata nella propria abitazione.
Era il 15 giugno 2001 e la cimice registrò: ”Ragiuni avia (ragione aveva, ndr) Toto’ Cuffaro”. La frase costituì lo spunto per gli accertamenti che svelarono che a riferire al boss l’esistenza di microfoni nel suo appartamento era stato il medico Domenico Miceli, “delfino” di Cuffaro che, a sua volta, aveva avuto l’informazione da Cuffaro.