Il tribunale di Sciacca ha pronunciato quattro condanne al termine del processo sulle famiglie mafiose di Lucca Sicula. La pena più alta, 8 anni di reclusione, è stata inflitta a Salvatore Imbornone, al quale la Direzione distrettuale antimafia di Palermo attribuiva un ruolo di vertice nell’organizzazione. Francesco Caramazza, Antonino Perricone e Giuseppe Maurello sono stati condannati a 6 anni e 8 mesi ciascuno.
I quattro dovranno inoltre risarcire in solido i danni alla parte civile, il Centro studi ed iniziative culturali Pio La Torre, da quantificare in sede civile, e rimborsare le spese di costituzione, liquidate in 2.000 euro complessivi, oltre agli accessori di legge.
La sentenza è stata pronunciata dal collegio presieduto da Antonino Cucinella, con i giudici Dino Toscano e Dario Hamel, al termine di un processo con rito ordinario durato circa un anno e mezzo. Il dispositivo contiene anche due assoluzioni.
È stato assolto Gabriele Mirabella, insegnante e attuale consigliere comunale di Lucca Sicula, accusato di favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra: secondo la Dda avrebbe aiutato il suocero Imbornone a eludere le investigazioni, e per lui era stata chiesta una condanna a 3 anni e 4 mesi. Mirabella, difeso dagli avvocati Teo Caldarone e Vincenzo Castellano, era stato raggiunto da un provvedimento cautelare nel febbraio 2023; nel settembre 2024 la Corte di Cassazione, accogliendo i ricorsi della difesa, aveva annullato senza rinvio l’ordinanza del tribunale del riesame di Palermo che disponeva gli arresti domiciliari.
Assolto anche Nicolò Riggio, che rispondeva di favoreggiamento: per lui il tribunale ha stabilito che “non ha commesso il fatto” e ha disposto la cessazione della misura cautelare.
Si tratta di una sentenza di primo grado: i condannati sono da considerarsi innocenti fino a sentenza definitiva.