L’inchiesta che coinvolge Gaetano Armao si allarga all’assessorato regionale alla Salute. Secondo l’ultima informativa depositata dalla Squadra mobile di Palermo, il 2 settembre l’ex vicepresidente della Regione ed ex consigliere giuridico del presidente Renato Schifani avrebbe incontrato l’assessore alla Salute Marcello Caruso, ottenendo rassicurazioni sul decreto che avrebbe aperto il mercato delle cure palliative in Sicilia. Un provvedimento che, secondo gli investigatori, Armao voleva rallentare per favorire gli imprenditori interessati. Lo riporta il giornale La Sicilia.
Lunedì scorso, sentito dai pm, Caruso aveva fornito un racconto diverso: “Non ho mai incontrato Armao nei miei uffici, l’ho sentito per altre vicende”, aveva messo a verbale, spiegando di non aver dedicato “prioritaria attenzione” al tema delle cure palliative.
Secondo gli investigatori, il giorno prima Armao si trovava nel suo studio con l’avvocato Pierluigi Matta e con Luigi Zancla, a capo della Samo, una delle società attive nel settore delle cure palliative. Proprio in quel momento avrebbe scritto a Caruso per chiedergli un incontro, fissato per l’indomani negli uffici di piazza Ottavio Ziino.
Il dialogo del 2 settembre, captato attraverso il trojan installato nel cellulare di Armao, riguarderebbe il decreto assessoriale pubblicato a giugno per allargare la platea delle cooperative impegnate nell’assistenza domiciliare e nelle cure palliative. L’obiettivo, secondo l’accusa, era farlo slittare a dopo le prossime elezioni regionali, a tutela degli interessi delle società Samo e Samot. “Questa vicenda la conosco bene”, avrebbe detto Caruso, aggiungendo che la decisione non dipendeva solo da lui. Quando Armao propone di preparare “una memorietta che giustifica le posizioni”, l’assessore avrebbe risposto: “Questa preparala”.
Ottenute le rassicurazioni, Armao avrebbe fissato un orizzonte temporale: arrivare al 2027, con la nuova legislatura. Lo stesso giorno avrebbe chiamato Matta per raccontargli l’esito dell’incontro, chiedendogli di preparare un promemoria con la soluzione giuridica e raccomandandogli di non parlarne con nessuno.
Il 14 settembre Matta avrebbe consegnato ad Armao una carpetta e una pen drive con il materiale richiesto. Secondo gli investigatori, il lavoro non sarebbe stato gratuito: nelle intercettazioni Matta accenna, con un gesto delle mani, alla questione economica e Armao risponde che avrebbe fatto “il conto”. Non è noto se e come l’assessore Caruso abbia dato seguito alle rassicurazioni: un paio di settimane dopo l’inchiesta della Procura di Palermo ha fermato tutto. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.