Grande e commossa partecipazione oggi ad Agrigento per i funerali di Franco Castaldo, celebrati nella chiesa di San Nicola alle Fontanelle. Amici, colleghi, rappresentanti delle istituzioni e tanti cittadini hanno voluto rendere l’ultimo saluto al giornalista d’inchiesta, saggista e criminologo, scomparso a 67 anni e considerato uno dei massimi esperti del fenomeno mafioso a livello nazionale.
Nell’omelia, don Carmelo Petrone, direttore de L’Amico del Popolo, ha ricordato l’uomo che è stato “anche maestro, maestro del giornalismo, maestro della vita”. Un giornalista capace di guardare oltre le carte giudiziarie: “Dietro i verbali, dietro le sentenze, lui ha sempre preteso di scorgere il mondo dell’uomo”.
“Ha difeso la dignità del nostro territorio, ferito dalle mafie, dalla corruzione, dalla rassegnazione – ha proseguito il sacerdote –, spezzando il silenzio con la forza dei fatti e raccontando con un rigore schietto, ma con la sensibilità etica che custodisce ogni volto e ogni storia, con gli strumenti propri del giornalismo”.
Poi l’immagine più intensa: “Franco ha speso la sua vita come una lanterna piantata nella notte di un territorio ferito. La sua parabola è stata una luce tenace che ha contribuito, insieme a tante altre, alla costruzione di una consapevolezza nuova per la nostra terra. E lo ha fatto da giornalista autentico, facendo della sua professione, prima al giornale La Sicilia e poi con il suo settimanale Grandangolo, un presidio di libertà, una lente d’ingrandimento puntata sul cuore della realtà”.
Don Petrone ha ricordato anche la profonda conoscenza della criminalità organizzata maturata da Castaldo: “Grazie alla profonda esperienza maturata sul campo in decenni di trincea, possedeva una visione nitida e chiarissima delle dinamiche e delle geometrie di Cosa nostra e Stidda in provincia di Agrigento, in particolare negli anni che hanno preceduto il 1990 e in quelli successivi, segnati dalla guerra di mafia che insanguinò la provincia. Per questo – ha concluso – era conosciuto e apprezzato non solo in provincia, tra i colleghi, ma in regione, oltre lo Stretto e anche oltre i confini nazionali”.