Arriva un altro avviso di conclusione delle indagini per Gaetano Galvagno, il presidente dell’Assemblea regionale indagato per corruzione e peculato a Palermo. A questi capi si aggiungono, nell’atto della Procura palermitana, anche le contestazioni di falso e truffa in concorso con l’autista Roberto Marino. Riguardano l’utlizzo dell’auto blu di servizio, per il quale era già nota l’ipotesi di peculato.
I pm contestano non solo l’utilizzo improprio da parte di Galvagno, con viaggi di persone a lui vicine a bordo della vettura, ma anche presunte irregolarità commesse da parte dell’autista, con corrispondenti attestazioni false secondo i pm, che contestano in questo caso una responsabilità in concorso al presidente dell’Ars. L’ipotesi di truffa riguarda indennità di missione e rimborsi erogati all’autista sulla base di documenti che i pm ritengono non rispondenti al vero e che sarebbero stati controfirmati dal presidente.
Nel nuovo avviso di conclusione delle indagini si riporta anche l’accusa di corruzione contestata a Galvagno in concorso con la ex portavoce Sabrina De Capitani per le somme stanziate in favore delle iniziative promosse da Marcella Cannariato che avrebbero avuto secondo gli inquirenti delle contropartite illecite.
Non c’è più, invece nel nuovo avviso di conclusione delle indagini, alcun riferimento all’altro filone di presunta corruzione che è stata fin qui contestata al presidente dell’Ars e a De Capitani, cioè quella relativa ai finanziamenti per il capodanno di Catania 2024, su cui gli avvocati di Galvagno avevano presentato abbondante materiale documentale e testimoniale.
Nelle prossime tre settimane la difesa di Galvagno, composta dagli avvocati Munes, Reina e Lo Presti, potrà presentare memorie difensive e teoricamente chiedere un interrogatorio. A quel punto la procura potrà eventualmente chiedere il rinvio a giudizio.