Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ma ha reso dichiarazioni spontanee e depositato una memoria difensiva di 250 pagine, l’ex vicepresidente della Regione e avvocato Gaetano Armao, comparso davanti al gip di Palermo per sottoporsi a interrogatorio preventivo nell’ambito dell’indagine che lo vede coinvolto con l’accusa di corruzione.
Secondo la Procura, Armao avrebbe incassato tangenti da una serie di imprenditori in cambio di favori. Le mazzette sarebbero state “mascherate” da compensi liquidati all’avvocato Pierluigi Matta (anche lui indagato) per consulenze legali in realtà mai effettuate.
Armao ha sostenuto che i soldi ricevuti da Matta – la dazione è stata ripresa dalle videocamere della polizia – erano prestiti che l’amico gli faceva o derivavano da attività professionali gestite in comune col collega che conosce da 40 anni.
Si trattava di anticipi, dunque, su pratiche condivise che poi l’ex vicepresidente – a suo dire – fatturava regolarmente. Tutto dunque sarebbe stato documentato e tracciabile.
Il difensore di Armao, l’avvocato Giovanni Rizzuti si è detto soddisfatto dell’interrogatorio reso dal suo cliente che avrebbe in dettaglio spiegato i suoi rapporti con Matta.
La difesa ha contestato l’esistenza di esigenze cautelari e dei gravi indizi di colpevolezza e ha messo in dubbio l’utilizzabilità e il fatto di essere fedeli alla realtà di alcune intercettazioni.
Prima dell’interrogatorio l’ex vicepresidente si è fermato a parlare con i cronisti e ha raccontato che il pendolo dove metteva il denaro (filmato dalle cimici della polizia) era un posto in cui la sua famiglia tiene abitualmente i soldi.
“Come spiega lo scambio di denaro in auto con Matta?” gli hanno chiesto i giornalisti. “Avremmo dovuto farlo a cena?” ha risposto ironico, mostrandosi molto sereno.
“Negli anni ho gestito bilanci regionali per 250 miliardi – ha detto – senza una virgola fuori posto”. E con una battuta, ricordando le indagini a cui è stato sottoposto nel tempo, ha aggiunto: “Finora siamo cinque per me e zero per la Procura“, alludendo alla conclusione a lui favorevole di procedimenti e processi a suo carico.