Al via questa mattina, davanti al Gip del tribunale di Palermo Giuseppa Zampino, gli interrogatori preventivi dei nove indagati del gruppo di cui fa parte il docente universitario Gaetano Armao, avvocato, ex vicepresidente della Regione nella passata legislatura, ex consulente giuridico di Schifani. Le accuse principali sono di corruzione e riguardano anche faccendieri che avrebbero fatto da intermediari e imprenditori interessati ad acquisire i preziosi “buoni uffici” di Armao, nella sua qualità di presidente della Cts, la Commissione tecnica specialistica della Regione incaricata di dare permessi legati a opere e interventi ambientali relativi anche alle energie alternative. L’amministrativista avrebbe percepito tangenti anche per intercedere, grazie ai suoi rapporti con rappresentanti dell’amministrazione di Palazzo d’Orleans, in favore delle società impegnate nelle cure palliative, preoccupate dalla possibilità che la Regione ampliasse il numero dei soggetti autorizzati (e finanziati) per l’assistenza domiciliare integrata a favore dei pazienti terminali. Armao, assieme all’amico e collega Pierluigi Matta, sarà interrogato domani con il presidente della Samo, società che presta cure palliative, Luigi Zancla, e con il deputato regionale del Movimento per l’autonomia Giuseppe Geremia Lombardo, nipote del fondatore del Mpa ed ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo.
Oggi invece tocca a Giuseppe Argirò di Ventimiglia (in Liguria), ex amministratore delegato della Compagnia Valdostana delle Acque, la Cva; Marco Gentile Malacarne, di Aosta, amministratore delegato di Cva Eos; Sergio Vella, di Agrigento, della Seap Bio Energy; Pierpaola Veruska Benedetta Costanzo, di Catania, ex consigliere comunale di un paese dell’hinterland e Mario Lupo, palermitano, ex presidente della Samot, altra società impegnata nel settore cure palliative. Dopo avere ascoltato gli indagati, che potranno anche avvalersi della facoltà di non rispondere, il giudice Zampino dovrà decidere se accogliere o meno le richieste del pool guidato dal procuratore Maurizio de Lucia e dall’aggiunto Francesca Mazzocco: carcere per Armao e Matta, domiciliari per tutti gli altri, tranne che per la Costanzo, per la quale viene proposto il divieto di dimora. Secondo la ricostruzione della Squadra mobile di Palermo, effettuata grazie a microspie e riprese effettuate negli studi di Armao e Matta, le dazioni accertate ammonterebbero a 147 mila e seimila euro: il denaro veniva poi nascosto in un orologio a pendolo da Armao e in un’intercapedine in un muro da Matta. Dopo la scoperta da parte di operai che stavano svolgendo lavori, Armao avrebbe trasferito le banconote fra i libri.
“Non ho mai conosciuto Armao”. Lo ha detto l’imprenditore agrigentino Sergio Vella, accusato di corruzione nell’inchiesta che coinvolge l’ex vicepresidente della Regione Gaetano Armao, prima di entrare in tribunale per rendere l’interrogatorio preventivo al Gip. Per lui e altri sei indagati, tra manager e imprenditori, la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari. Per Armao e l’avvocato Pierluigi Matta invece è stato chiesto il carcere. L’ex vicepresidente della Regione verrà sentito domani. Secondo l’accusa Armao, da presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, con l’intermediazione di Matta, avrebbe favorito Vella, titolare della Seap bio energy srl, individuando i funzionari a cui assegnate l’istruttoria della commissione propedeutica al rilascio della valutazione di impatto ambientale in relazione a un progetto per la realizzazione nel Comune di Aragona, nell’Agrigentino, di un impianto per la selezione dei rifiuti e la produzione di biometano. In cambio, secondo l’accusa, l’ex vicepresidente avrebbe incassato una tangente. Il denaro sarebbe stato dato con bonifico a Matta come compenso per una consulenza legale, che la Procura ritiene in realtà mai fatta, e che da Matta sarebbe stato consegnato ad Armao.