Un momento di intensa riflessione spirituale e di preghiera universale che ha unito il ricordo dei propri cari alla speranza cristiana nella risurrezione, senza tralasciare i fatti di stretta attualità che hanno toccato da vicino il territorio agrigentino.
Nel suo intervento, l’arcivescovo Damiano ha sottolineato la profonda dimensione comunitaria del mistero della morte. La Chiesa, ricordando i defunti subito dopo la solennità di Tutti i Santi, rinnova la propria fede nella risurrezione e nella dignità del corpo umano, trasformando le tombe in luoghi di meditazione, preghiera e memoria condivisa.
L’arcivescovo si è soffermato sull’esperienza intima del lutto, spiegando che la memoria dei cari scomparsi è inevitabilmente velata dalle lacrime. Il pianto, lontano dall’essere un segno di debolezza, fa parte integrante della condizione umana e cristiana. Lo stesso Gesù, di fronte alla tomba dell’amico Lazzaro, si commosse profondamente fino al pianto. Citando il teologo Dietrich Bonhoeffer, l’arcivescovo ha ricordato come il vuoto lasciato dall’assenza non debba essere soffocato, poiché è proprio attraverso quel dolore che si mantiene viva e salda la comunione con chi ci ha preceduti.
Oltre alla sofferenza e al dolore della perdita, la parola dell’arcivescovo si è aperta alla luce della speranza pasquale. Sebbene l’essere umano non possa conoscere nel dettaglio ciò che lo attende oltre la soglia dell’aldilà, il credente è sostenuto dalla certezza della fede. Riprendendo i versi di San Giovanni della Croce, Damiano ha ribadito la convinzione che ad accogliere l’uomo al termine del cammino terreno sia un Dio d’Amore. Questa prospettiva spirituale orienta inevitabilmente l’esistenza di ogni giorno verso il prossimo. Il Vangelo del giudizio finale ci ricorda infatti che l’incontro con Dio si giocherà sull’amore concreto mostrato verso i più deboli: gli affamati, gli ammalati, gli esclusi e i carcerati. Ciascuno di loro incarna il volto di Cristo.
L’omelia ha toccato anche un fatto che ha profondamente scosso la comunità cristiana licatese, l’arcivescovo ha infatti espresso profonda riprovazione per la profanazione delle tombe delle famiglie Balsamo e Federico, riconducibili al sindaco di Licata e a un assessore comunale. Monsignor Damiano ha definito l’accaduto come un gesto meschino ed esecrabile, un atto che deve interrogare l’intera società sulla tenuta dei valori umani fondamentali. Nel rivolgere un messaggio di vicinanza e solidarietà alle famiglie colpite, mons. Damiano ha rivolto un appello anche ai responsabili dell’atto, invitandoli a un esame di coscienza nell’intimo della propria anima per rivedere radicalmente il proprio stile di vita.