Si torna a casa.
Beh, direi che per questa volta mi dovrete ‘supportare’ ancora per un bel po’.
Nonostante la mia prospettiva junghiana, diciamo che certe cose, anche se per qualcuno di noi arrivano inaspettatamente, hanno un chiaro piano universale e seguono delle traiettorie che sono come pietre miliari di una città sconosciuta.
Quello che è invece inconfutabile è che tutte/i abbiamo delle missioni nella vita.
Quella mia è dettata da un educazione atavica dal DNA mediterraneo, che mi porta sempre ad amare e ringraziare il prossimo e riconoscere i veri valori che questa esistenza ci regala.
L’operazione è andata a buon fine e devo dire che mi ha salvato da conseguenze molto più gravi. Ed è solamente grazie a donne e uomini come loro che ogni giorno si prodigano per accudire, assistere e salvare vite umane.
Sono gli operatori ospedalieri, sono dottori, infermieri e persino il personale delle pulizie che umanizzano la permanenza in questi luoghi che di per se portano un po’ di tristezza, diciamolo.
Sono stato in un reparto dove c’erano attorno a me solo pazienti anziani ma con due palle giganti, che mi hanno incoraggiato e coccolato come un figlio.
Ho vissuto un ospedale che escludendo gli attrezzi e gli oggetti caratterizzanti, appariva come una grande casa abitata da una famiglia amorevolmente bizzarra e piacevolmente eterogenea.
Oggi torno a casa non prima di ringraziare pubblicamente il gigantesco dott. Alessandro Distante, il Primario Leonardo Salamè, il buon Vito e tutto il personale dell’Ospedale “Cardinale G. Panico” di Tricase.
Dicono che la ripresa sia rapida e quindi non posso che darvi appuntamento al primo prossimo concerto che potrò affrontare per abbracciarvi a tutte/i ed essere grato per i mille mila messaggi ricevuti in questi giorni.
Esco fuori più fortificato e sicuramente più grato alla vita non soltanto per ciò che mi dona, ma anche per ciò che mi nega, per ciò che mi toglie e per ciò che mi costringe a comprendere.
E ritorno al mio mestiere di musicista con un desiderio e una promessa a me stesso: quella di riuscire a portare negli ospedali pubblici, una sorta di filodiffusione con generi adeguati come classica, downtempo e easy listening. Sicuramente i suoni non sono farmaci, ma credo fermamente che possono diventare una forma potentissima di cura interiore: accompagnano il dolore, restituiscono memoria, muovono emozioni, ricompongono silenzi. La musica non promette di guarire nessuno, ma sa raggiungere luoghi dell’anima dove nessuna medicina può arrivare.
“Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo”