Sono passati più di tre anni e la sentenza d’appello che ha condannato Luigi e Giuseppe Bracco, padre e figlio di 71 e 42 anni, non è ancora stata depositata. I due erano stati riconosciuti colpevoli del tentato omicidio dell’ex genero e cognato, ferito a colpi di pistola nel 2014 nelle campagne di Palma di Montechiaro.
L’uomo, che da anni attende la conclusione definitiva del processo, ha deciso di scrivere al presidente della Repubblica, al ministro della Giustizia, al Consiglio superiore della magistratura e alla Procura di Caltanissetta per denunciare quello che definisce “un ritardo inspiegabile e inaccettabile”.
Il processo di primo grado, celebrato ad Agrigento, si era chiuso il 23 giugno del 2018 con la condanna dei due imputati a 6 anni e 8 mesi di reclusione. Secondo l’accusa, i Bracco avevano sparato contro l’uomo mentre si trovava nella sua auto, colpendolo a una mano. Alla base del gesto, vecchi rancori familiari e contrasti legati al matrimonio della figlia e sorella con la vittima.
Il 21 dicembre 2022 la Corte d’appello di Palermo aveva ridotto la pena a 5 anni e 8 mesi, ma da allora le motivazioni non sono mai state rese note. Un ritardo che blocca tutto: senza il deposito, la sentenza non può diventare definitiva e la vicenda resta sospesa.
Luigi Bracco ha nel frattempo avuto altri scontri con il genero rimediando nuove condanne per minacce e per un’aggressione a colpi di sega. “È assurdo – ha commentato il legale dell’uomo, Gianfranco Pilato – che una sentenza per un fatto così grave resti ferma per oltre tre anni. È una ferita per chi aspetta giustizia e un segnale preoccupante per tutti”. Nell’esposto si chiede di capire perché la sentenza non sia stata ancora depositata e se ci siano responsabilità per il ritardo.